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[OT] Napoli: “Monnezza e creature” (Immondizia e bambimi)

Questa foto parla da sola. Più di ogni altro commento.
Come ho scritto oggi su Twitter:

Guardate questa foto. Non vi viene da piangere?

Napoli, Emergenza Rifiuti

© Lapresse
22-11-2010 Napoli , Italia
Cronaca
Napoli, Emergenza Rifiuti
Nella foto:  i bambini della scuola elementare Paisiello costretti ad attraversare e a driblare i rifiuti

Ieri sera Roberto Saviano ha riacceso i nostri ricordi regalandoci una perla di Eduardo De Filippo: “E’ cos ‘e nient”.

Già, chissà quanti guarderanno questa foto e penseranno proprio…. “E’ cos ‘e nient”.

Basta, basta!

Il Rattuso: il tipico lascivo

Rattuso

A Napoli non ci sono altri termini per definire un Rattùso. A Napoli il rattuso è rattuso, non esistono vezzeggiativi, non esistono sinonimi simpatici con cui definirlo. Non conta l’aspetto della persona, non conta una posizione sociale elevata, non conta nemmeno dove e in che occasione il rattuso compie le sue “azioni”. A Napoli il rattuso è sempre un rattuso.

Per chi non è napoletano è bene che spieghi di che tipo di soggetto sto parlando. Per farlo mi servo di alcuni link interessanti su siti dedicati al dialetto napoletano.
Il primo è Napoletanità che definisce il rattuso in questo modo:

Rattùso: a quante donne sara’ capitato, magari in autobus o in un luogo affollato, ritrovarsi mani altrui addosso che palpano, tastano, toccano. Bene, il proprietario di quelle mani e’ il cosiddetto “rattuso“. Infatti e’ il tipico tipo lascivo, sensuale oltre ogni decenza, libidinoso. Deriva dall’italiano Ratto, e mai termine e’ stato piu’ appropriato. Infatti si paragonano le azioni leste e veloci del ratto alle “manovre” altrettanto leste e veloci del “rattuso”.

Già. Quante volte. La classica palpata è il biglietto da visita del rattuso.
Un’altra definizione l’ho trovata su Wikizionario:

Rattuso. Si definisce rattuso in lingua napoletana (più delle volte in volgare) la figura di uomo di mezza età che cerca di mettersi in bella mostra nei confronti di ragazze poco più che maggiorenni. Il “Rattuso” nella società napoletana non viene accostato alla figura del pedofilo o dello stupratore, bensì viene più che altro visto come una figura allegra e simpatica. Risale infatti alla cultura greca la figura del vecchio arzillo, che nonostante l’età faceva avance a giovani ragazze ed è anche abbastanza evidente nelle opere di Terenzio e in particolare nelle palliate di Plauto in cui il senex contendeva la giovanne puella al figlio spasimante.

Come vedete il rattuso, sotto sotto, non è una persona malvagia. Spesso a Napoli viene considerato con spregio più che con odio. E’ una persona che fa pena, visto soprattutto il divario di età che lo separa dalla vittima.

Ricordo quando assistetti, per la prima volta, ad un atto di rattusaggine. Ero in un autobus, dove si compie il maggior numero di “azioni”. Un vecchio, sui 70 anni, sfiorò l’attraente fondo schiena di una ragazza giovane, sui 25 anni. La ragazza si girò e, individuato il rattuso, sferrò uno schiaffo violento. Il vecchio inerme disse: “Signurì, ma ch’è stato?“. Quasi sbalordito chiedeva cosa fosse successo per scatenare una tale ira, era sincero. La discussione andò avanti per un pò, il vecchio sosteneva di non aver fatto nulla di male mentre la signorina era inviperita. Dopo 2 fermate scese.
Ciò che mi colpì furono i commenti. Indubbiamente c’era chi “alluccava” (urlava): “Miettete scuorno, viecchio rattuso!” (Vergognati, vecchio rattuso). Ma c’era anche chi sottovoce borbottava: “Uah, nù pacchero! E’ sulament nù viecchio rattuso” (Addirittura uno schiaffo! E’ solo un vecchio rattuso).

A Napoli cambia il tono e la forma con cui lo si dipinge. Da alcuni viene deriso, da altri crocifisso e da altri ancora compatito ma un rattuso è sempre un rattuso.

Chissà perchè questa parola mi ronza in testa con insistenza in questo periodo… mah!