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Twitter revolution, quella in Iran così l’hanno definita

Sea of Green - Iran

Fino ad un mesetto fa erano in tanti a chiedersi a cosa potesse mai servire Twitter (dall’inglese “cinguettare”) e soprattutto quale potesse essere il suo modello di business. In questi giorni invece si parla di “Twitter revolution“, così viene definita quella che in Iran stanno portando avanti i manifestanti che chiedono: “Where is my vote?“.

I tweet sono micropost (brevi messaggi di testo, max  140 caratteri) che è possibile scambiarsi e far girare con estrema velocità. In Twitter ogni utente può seguire altri utenti (“Following“) ed essere a sua volta seguito (“Followers“). In questo modo si intrecciano le relazioni formando vere e proprie reti che permettono la rapida diffusione dei tweet.
Oggi i tweet sono la prima fonte di informazione dei manifestanti in Iran. Il mondo intero, da quando ha avuto inizio la repressione, è stato costretto ad informarsi via “cinguettii”. Quale sia stato il meccanismo che ha innescato questo processo non è ancora ben definito ma possiamo fare diverse considerazioni a riguardo.

Fin da subito gli iraniani si sono trovati di fronte ad una massiccia operazione di censura di buona parte dei servizi della rete Internet. Siti come Facebook e YouTube sono stati i primi ad essere oscurati. Twitter invece godeva della possibilità di inviare gli aggiornamenti anche via SMS e questo, fino a qualche giorno fa, quando poi sono stati bloccati, garantiva la comunicazione. Le timeline di utenti come StopAhmadi, DominiqueRdr, Flowersophy, oxfordgirl e tanti altri sono diventate in breve tempo una fonte di informazione inimmaginabile fino a qualche giorno fa.
I giornalisti (stranieri e iraniani) sono stati messi alle strette e, non potendo più operare, l’informazione è passata in mano a chi gli eventi li vive sul campo e poi pubblica video ed immagini attraverso sistemi di protezione che garantiscono l’anonimato. La diffusione dei link e delle informazioni primarie sull’organizzazione delle manifestazioni resta principalmente su Twitter.

Web Ecology Project ha pubblicato in questi giorni un documento (The Iranian Election on Twitter: The First Eighteen Days) che illustra i numeri impressionanti generati da Twitter in Iran e per l’Iran. Nei primi 18 giorni, dal 7 al 26 Giugno, lo studio ha registrato 2,024,166 tweets sull’Iran per un totale di 479,780 utenti attivi. Il 25% dei messaggi era un ReTweet, quindi 1 tweet su 4 veniva replicato e visto dai propri Followers. Questo ha garantito la viralità delle notizie di maggiore interesse assicurando una diffusione costante e rapida.

Iran, supporto ai manifestanti (SMS)

WHERE IS THEIR VOTE - FREE IRAN

In questi ultimi giorni abbiamo appreso che in Iran sono stati bloccati gli SMS. Infatti, dopo le censure e i blocchi applicati ai diversi servizi della rete Internet, i manifestanti continuavano ad inviare informazioni via Twitter anche attraverso gli SMS.

Twitter permette di inviare i propri aggiornamenti anche via SMS: se il proprio account viene correttamente configurato basta inviare un SMS ad un particolare numero per far sì che questo finisca nella timeline di Twitter. Oggi sembrerebbe che abbiano riabilitato il servizio SMS ma questa volta tracciano l’utente. Un SMS parte da un telefonino che, si sa, può essere rintracciato in breve tempo.

Iran, supporto ai manifestanti (anonimato in rete)

WHERE IS THEIR VOTE - FREE IRAN

Indubbiamente una delle esigenze primarie, per chi in Iran sta manifestando in questi giorni, è rimanere nell’anonimato in rete, come si legge in Help Protesters in Iran (Call To Action by Richard Esguerra).

Gli indirizzi IP, si sa, possono essere controllati e le autorità sono in grado di risalire alla posizione fisica della macchina da cui un utente si collega per navigare e magari scrivere sul Web. L’appello che si sta diffondendo in questi giorni è quello di installare Tor (acronimo di “The Onion Router”). Il software è gratuito e Open Source e aiuta gli utenti a rimanere anonimi durante l’utilizzo dei servizi della rete Internet. Accedendo ad un sito web, ad esempio, utilizzando Tor, le richieste non vengono inoltrate direttamente al server finale (dove possono essere loggati gli indirizzi IP) ma ad un computer che a sua volta le gira ad un altro computer, e poi questo verso un altro computer ancora e così via per diversi passaggi. Le comunicazioni tra un computer e l’altro sono criptate, questo esclude una possibile “lettura in chiaro” delle informazioni che stanno passando.

Ciò che potete fare per dare supporto ai manifestati in Iran è installare e configurare un relay Tor.
Qui i grafici dell’incremento dei client Tor in Iran.