Reggio Emilia. “Puffi”, Ndrangheta e i “problemi del sud”

Reggio Emilia, Chiuso per Rapina - Foto di AleBonvini (Flickr)
Reggio Emilia, Lunedì 23 Febbraio 2009
[Foto di AleBonvini]

Le storiche “guerre con i puffi” iniziarono nei  primi anni 80. Vivevo in Via 4 giornate di Napoli ed andavo in una piccola scuola elementare in zona (Via Leronardo Da Vinci). I “puffi” rimasero una leggenda fino al giorno in cui si presentò, nel “nostro” giardinetto, tale “Falbo“, il piccolo (per chi mi segue). Giocavo in porta tra due alberi, lui arrivò da dietro e dal nulla mi assestò un “cartone” di una tale potenza che mi ribaltò per terra. Ero il più piccolo e i miei amici mi vendicarono. In 4, o 5 non ricordo bene, lo riempirono di botte. Il giorno dopo si ripresentò con il fratello, una belva umana. Il suo sguardo incuteva timore e ricordo la sua mano grossa, piena di ferite e con le vene gonfie. Prese Ghigno, il più grande dei miei amici, lo sollevò da terra e lo scagliò ad un paio di metri di distanza urlando che “nessuno doveva permettersi di toccare suo fratello!“. Era un “puffo“.

Ai tempi della Scuola media, la famosa “Rosta nuova”, nei corridoi si vociferava tutti i giorni sugli appuntamenti alla Warriors (“I Guerrieri della Notte”, 1979) dove i “puffise le davano di santa ragione con vari altri gruppi reggiani che insorgevano. Si diceva che i cutresi erano i “nemici” e che volevano impadronirsi della città. In Via Emilia, durante la “vasca” del Sabato, non li potevi nemmeno guardare. Se incrociavi il loro sguardo attaccavano, come belve ammaestrate, e la rissa che ne scaturiva si spostava in qualche traversa della Via Emilia. “Abbassa lo sguardo” mi dicevano alcuni amici. A volte lo abbassavo, altre volte no. Il dialetto napoletano, che conservo ancora vivo e fluido, spesso riusciva a placare la furia incontrastabile dei famigerati cutresi. Ripiegavo sul discorso “fratellanza”: “fratelli” di quel Sud Italia nel quale eravamo nati. Mi sentivo lontanissimo dai guerrieri cutresi (i “puffi“) ma a volte ero costretto a far “buon viso a cattivo gioco” per non prenderle.

Poi le superiori. Reggio Emilia piano piano cambiava o forse semplicemente cambiavo io, crescendo. All’istituto tecnico per Geometri “Angelo Secchi” ne ho conosciuti diversi. Belle persone. Civili, non guerrieri. Qualche scontro ogni tanto ancora avveniva. Il buon Marcozzi ricorderà bene quella sera in P.zza del Duomo quando se ne portò uno sulle spalle, aggrappato al collo come un bambino, per una decina di metri.

Dal diploma in poi, vuoi perchè crescendo gli interessi cambiano, vuoi perchè la città in sè cambiava, i cutresi apparivano sempre più integrati e dei “puffi”, oggi, si è persa memoria.
Dopo tanti anni ora la città è compatta e mancava solo un ultimo passo per completare ufficialmente l’integrazione.

Ops… dimenticavo, resta un piccolo problemino da risolvere: la ‘Ndrangheta. Vabbè, poca roba, cosa volete che sia dopo “le guerre dei puffi“.

Un pensiero su “Reggio Emilia. “Puffi”, Ndrangheta e i “problemi del sud”

  1. Roberto

    Ciao Davide:)
    CERTO che mi ricordo della famigerata Banda dei Puffi, di Guglielmo Falbo (piccolo) e del terrore che avevo quando a carnevale questi giravano schiumando le persone, per lo più ragazzine…addirittura si narrava di schiumate con crema depilatoria mentre ad una malcapitata sembra che gliela avessero fatta addirittura mangiare!:)
    Ricordi per me ancora vivi…erano i primi passi verso il mondo fuori dalla porta di casa mia
    Io sono Roberto Ferrari e andavamo a scuola alla Leonardo da Vinci insieme nella stessa classe…hai anche un fratello più piccolo

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