Archivio mensile:Maggio 2009

Carlo Pedemonte e DATASIEL, una storia incredibile

Con la presente esprimo la mia solidarietà al collega Carlo Pedemonte e ne pubblico volentieri l’accorato appello che in questi giorni sta girando in rete:

Ricevo oggi una email da un collega di Genova che conosco personalmente e del quale ho la massima stima che giro a tutti. Premesso che la magistratura sta facendo il suo corso e senza entrare nel merito di singole accuse che gli organi giudiziari, corte di conti ecc. stanno già vagliando, porto alla conoscenza di tutti una vicenda con risvolti che lascio al giudizio di tutti.
In rete troverete numerosi documenti di riscontro delle singole accuse.

Ecco l’email:

ciao a tutti,
non so da che parte cominciare, quindi vengo al punto:

  • da molti anni, diciamo venti, sono dirigente informatico della sanità;
  • con il personale (pubblico) del mio ufficio (CED/SIA) e utilizzando 65 (sessantacinque) fornitori diversi, ho realizzato TUTTE le procedure di informatica sanitaria delle quali TUTTI parlano da quarant’anni… sono visibili a chiunque… in liguria lo sanno TUTTI… I CODICI SORGENTE SONO DI PROPRIETA’ PUBBLICA !!! … tutte le procedure sono integrate fra loro IN MODO NATIVO… le ho messe a disposizione GRATUITAMENTE della regione e delle altre ASL e aziende ospedaliere… a fronte di ciò sono SEMPRE stato ignorato…
  • nel corso di TUTTA la mia vita professionale TUTTI hanno fatto TUTTO ciò che potevano per IMPEDIRE AD OGNI COSTO CHE MI FOSSE PAGATO LO STIPENDIO MINIMO PREVISTO DAL CONTRATTO… ho vinto tre ricorsi (su tre), con condanna della controparte alle spese legali… solo in tal modo ho ottenuto lo stipendio minimo previsto dal contratto…
  • nel 2006 la regione liguria ha promulgato la legge 42 che IMPONE DI AFFIDARE TUTTE LE FORNITURE INFORMATICHE A DATASIEL… tale legge viola apertamente, palesemente e sfacciatamente le leggi dello stato e della comunità europea
  • esiste un fenomeno che a me personalmente appare come “criminalità organizzata” che ha sottratto e sta sottraendo OLTRE UN MILIARDO DI EURO alla cosa pubblica, simulando la realizzazione di fantascientifici progetti informatici… IN REALTA’ NON VIENE REALIZZATO NULLA DI NULLA (LETTERALMENTE !!! LO SANNO E LO VEDONO TUTTI !!!)…   non vi chiedo di credermi… guardate questo link… è SOLO L’ULTIMA DELIBERA DEL GENERE E STANZIA DUECENTOTRENTASETTE MILIONI DI EURO PER DATASIEL…
  • negli ultimi TRE ANNI ho presentato esposti a tutte le competenti autorità… non è ancora accaduto nulla…  ho subito una denuncia anonima, datasiel mi ha querelato per diffamazione, il PM ha chiesto l’archiviazione,  datasiel ha fatto opposizione, si è svolta l’udienza davanti al GIP che ha archiviato definitivamente…
  • si sono schierati CONTRO DI ME tutti i politici di TUTTI I PARTITI, tutti i sindacalisti di tutti i sindacati confederali ed assimilati, tutti i dirigenti della regione, tutti i dirigenti della sanità, la commissione europea e persino confindustria… tutto quel che dico è documentato innumerevoli volte…

Adesso, mentre la mia ASL (la 3 genovese)  FINGE CHE IL MIO SISTEMA INFORMATICO NON ESISTA E AVVIA LE PROCEDURE PER ACQUISTARE TUTTO EX NOVO, IO VENGO SOTTOPOSTO A PROCEDIMENTO DISCIPLINARE, DICHIARATAMENTE FINALIZZATO AL MIO LICENZIAMENTO…

Ho presentato 37 (trentasette) verbali alla Guardia di Finanza, oltre a molti esposti e querele… non accade nulla… l’autorità giudiziaria non interviene… ho speso tutti i miei risparmi in questa battaglia… sto letteralmente morendo di sfinimento… non ho più nemmeno la forza di rantolare.
Se qualcuno ritiene di poter e voler fare qualcosa….
grazie
Carlo Pedemonte

EDF spia Greenpeace sul nucleare

EDF – l’agenzia elettrica pubblica francese – spiava Greenpeace fin dal 2004. Secondo nuove rivelazioni del sito web Mediapart, lo spionaggio non si limitava solo alla Francia ma anche agli uffici di Greenpeace in Spagna, Regno Unito e Belgio. Sotto controllo, insomma, tutti i Paesi dove EDF ha notevoli interessi commerciali. Questo dimostra l’incapacità dell’industria nucleare di partecipare a un dibattito democratico aperto.

[Via Greenpeace]

Capraia, l’isola che amavo è cambiata

Capraia, vista porto e nuove trappe

Bastia è sempre la stessa. Sempre bella.
Quando entri nel porto nessuno spunta dal nulla iniziando a sbracciarsi come un naufrago in alto mare, nessuno che urla il classico “non c’è posto!” o “avete prenotato?“. Arrivi e fai tutto da solo. Un uomo salta a terra (se non trovi un corso generoso), prende la trappa e la solleva per chi, a bordo, è pronto a riceverla col mezzo marinaio.
Veloci, veloci!” è l’ordine che urlo ai miei prodi, anche quando non c’è vento e la prua è immobile. Rende il buon esito dell’ormeggio più gratificante. Altri mozzi a poppa si apprestano a lanciare le cime di ormeggio a terra dove il buon Mammifero, saltato in banchina, è pronto a riceverle. L’ormeggio si conclude, si attacca la corrente e si apre la prima bottiglia di Prosecco. Per l’occasione del mio ritorno in mare, dopo 2 anni e mezzo di “duro” lavoro da padre novello, apro un ottimo magnum Colesel.
All’imbrunire Bastia diventa bellissima. Le prime luci si accendono e il porto diventa un piccolo gioiello su cui disquisire tutta sera mentre fiumi di prosecco scorrono, lenti ma inesorabili.

La mattina, smaltita la sbronza, si riparte. Non ho visto nessun “uomo ufficiale” del porto. L’equipaggio fa acqua, lava la barca, va a comprare il pane (e qualche calamita da attaccare al frigo di casa). Poi “tutti a bordo!“, si salpa, direzione Capraia. Mollati gli ormeggi arriva il solito incontestabile commento da parte della ciurma: “ma qui non si paga nulla!? Che posto magnifico…“.

Bastia-Capraia sono circa 28 miglia nautiche. In 6 ore di navigazione, un po’ a vela e un po’ a motore, siamo a Capraia. Arrivando con rotta 40° NE si costeggia il lato Est dell’isola, dalla Cala Rossa a Sud fino al Porto.
Erano diversi anni che non approdavo a Capraia, almeno 6. Fin da subito mi accorgo che qualcosa è cambiato: le barche all’ancora sono tante e ogni baia ne conta oltre una decina. Alla quarta baia affollata mi rendo conto che è necessario andare in porto alla svelta per non rischiare di rimanere fuori.
Una volta entravi e, come a Bastia, nessuno ti veniva incontro. Si ormeggiava con l’ancora e la maggior parte delle volte la banchina era vuota. Ricordo un ponte del primo Maggio con sole 3 barche compresa la nostra. Entriamo ed ecco arrivare l’uomo che non vorresti mai incontrare dopo una traversata, anche se breve. “Avete prenotato?” è la domanda che uccide il bel ricordo di Capraia, l’isola felice nel mare dei porti italiani affollati.

Dopo urla e imprecazioni di ogni sorta andiamo fuori, ai gavitelli. Altra novità.
Mi avvicino e, quando Ste tenta di recuperare una delle trappe (già, 3 trappe in mezzo al mare!), altre urla a squarciagola interrompono le nostre manovre:che cazzo fai… molla gli ormeggi!“. Un gommone parte a razzo come gli smokers di Waterworld per venire ad urlare ancora meglio, da vicino. Così usciamo e attendiamo il nostro turno. Già, abbiamo poi appreso che c’è la fila anche per ormeggiare in mezzo al mare. Per ora vi lascio con questo triste quadro che ho ritrovato nell’isola tanto desolata quanto magnifica che mi accolse dopo la mia prima traversata da La Spezia. Era il 1994, oggi è un’altra cosa.