Open Source e Software Libero

GNU filosofico by Markus Gerwinski

Spesso si tende erroneamente a confondere/tradurre il termine Open Source in Software libero. Sono due correnti di pensiero diverse che camminano una al fianco dell’altra. I dettagli delle differenze sono soprattutto a livello filosofico.

Sul sito del GNU Project vengono trattati ampiamente i diversi aspetti filosofici del Software Libero. Le argomentazioni sul sito sono davvero tante ma una in particolare è veramente significativa. Un’ideologia che ho sempre condiviso e ammirato molto:

Paura della Libertà

Il principale argomento a favore dell’espressione “software open source” è che “software libero” può far sentire a disagio. Ed è vero: parlare di libertà, di problemi etici, di responsabilità così come di convenienza è chiedere di pensare a cose che potrebbero essere ignorate. Questo può causare imbarazzo ed alcune persone possono rifiutare l’idea di farlo. Questo non vuol dire che la società starebbe meglio se smettessimo di parlare di questi argomenti. Anni fa, gli sviluppatori di software libero si accorsero di queste reazioni di disagio ed iniziarono a cercare una soluzione a questo problema. Pensarono che mettendo in secondo piano l’etica e la libertà e parlando piuttosto dei benefici pratici immediati di qualche software libero, sarebbero stati in grado di “vendere” il software più efficacemente ad una determinata utenza, in particolar modo alle aziende. Il termine “open source” viene offerto come un modo per venderne di più, un modo per essere “più accettabili alle aziende”. Il punto di vista ed i valori del movimento Open Source derivano da questa decisione.

Questo approccio al problema ha dimostrato di funzionare, alle sue condizioni. Oggi molte persone passano al software libero per ragioni puramente pratiche. Questa è una buona cosa, di per sé, ma non è tutto quello che dobbiamo fare! Non basta attirare gli utenti verso il software libero: questo è solo il primo passo.

Prima o poi questi utenti saranno invitati ad utilizzare nuovamente software proprietario per alcuni vantaggi pratici. Un enorme numero di aziende cerca di offrire questa tentazione, e perché gli utenti dovrebbero rifiutare? Solo se hanno imparato a valorizzare la libertà che viene offerta loro dal software libero di per sé. Tocca a noi diffondere quest’idea e per farlo, dobbiamo parlare di libertà. Una parte dell’approccio «teniamole tranquille» nei confronti delle aziende può essere utile per la comunità, ma dobbiamo comunque parlare molto di libertà.

Attualmente, è molto diffuso l’approccio «teniamole tranquille», ma non si parla abbastanza della libertà. La maggior parte delle persone coinvolte nel software libero parla molto poco della libertà, di solito perché cerca di essere “più accettabile per le aziende”. I distributori di software sono quelli che più seguono questa regola. Alcune distribuzioni del sistema operativo GNU/Linux aggiungono pacchetti di software proprietario al sistema libero di base e invitano gli utenti a considerarlo un vantaggio, invece che un passo indietro rispetto alla libertà.

Non riusciamo a rimanere alla pari rispetto all’afflusso di utenti di software libero, non riusciamo ad insegnare alle persone cosa siano queste libertà e cosa sia la nostra comunità man mano che vi entrano. Questo è il motivo per cui software non libero (come lo era Qt all’inizio) e le distribuzioni di sistemi operativi parzialmente non liberi, trovano un terreno così fertile. Smettere di utilizzare la parola “libero” adesso sarebbe un errore. Abbiamo bisogno che si parli di più, e non di meno, di libertà.

Che coloro che usano il termine “open source” portino più utenti alla nostra comunità è senz’altro un contributo, ma significa che dobbiamo impegnarci ancora di più per portare il problema della libertà all’attenzione di quegli utenti. Dobbiamo dire «è software libero e ti dà libertà!» sempre di più e più forte che mai.

[Fonte: GNU]