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Reggio Emilia: il Comune spende 6.000 euro per Facebook!

Dopo aver appreso stamattina da ReggioNelWeb dello scandalo del Comune di Reggio Emilia che ha “investito” ben 6.000 euro per aprire una pagina in Facebook, incaricando il giornalista Nicola Fangareggi, mi sono chiesto perchè proprio lui e quali fossero le sue referenze a riguardo.

Ho provato quindi a conoscere meglio questo giornalista attraverso internet e ho trovato un suo blog (www.fangareggi.com) che a mio avviso può contenere una violazione di legge perché c’è un banner che riporta il logo di Facebook modificato.
Tale modifica non credo possa far piacere all’azienda Facebook Inc. quando ne verrà a conoscenza, visto che oggi stesso ho inviato la segnalazione a seguito della quale sarete poi tempestivamente informati sugli sviluppi.
Oggettivamente quel logo modificato – a mio modesto parere, visto che lavoro sul web da circa tredici anni – non si distingue certo dal punto di vista qualitativo. Ecco perché è verosimile pensare che Facebook non abbia dato consenso per una tale modifica del proprio logo. E allo stesso tempo non credo che il Sig. Fangareggi vanti la titolarità di un’azienda del calibro di Coca-Cola o simili tale da poter chiedere -ed ottenere- una modifica ai loghi ufficiali di Facebook.

Per ulteriore chiarezza, a sostegno delle mie riflessioni e della mia segnalazione a Facebook, riporto uno stralcio delle condizioni contrattuali di Facebook“I marchi e i segni distintivi della Società non possono essere utilizzati, o inclusi parzialmente in altri marchi e/o in parti di nomi di un dominio, essere usati in abbinamento con altri prodotti o servizi in modo da creare confusione, e non possono essere copiati, imitati o usati, integralmente o parzialmente, senza previo consenso scritto della Società.”.

Alla luce di ciò non capisco come possa il Comune assegnare tale compito ad una persona che potrebbe aver violato in prima persona le Condizioni d’Uso di Facebook stesso.

Ecommerce, leggero calo delle vendite! Altro che recessione…

E-commerce logo - Carrello Ecommerce

In questo periodo di crisi, recessione, inflazione e via dicendo, l’e-commerce (il commercio online sul Web) registra solo un leggero calo delle vendite. “Qui la “crisi” significa ridurre le previsioni annuali magari dal 18 al 12% (com’è accaduto negli Stati Uniti), o dal 30 al 28% (è il caso del Regno Unito). E ridimensionare le proporzioni di una doppia cifra, si sa, è comunque meglio che piazzare davanti ai propri risultati un segno meno. […]
Secondo le stime del Rapporto 2008 dell’Osservatorio sull’eCommerce B2c in Italia, realizzato dal Politecnico di Milano, nell’anno in corso le aziende italiane realizzeranno vendite per un totale di 6 miliardi di Euro, con una crescita del 20% rispetto al risultato dell’anno precedente.”
E’ quanto riportato nell’interessantissimo articolo “Ecommerce italiano, universo a due velocità” (Punto Informatico). In Italia, nonostate si registri una crescita del 20%, i ritmi e i numeri sono molto diversi rispetto agli altri paesi occidentali. Contro i nostri 6 miliardi negli Stati Uniti il fatturato del comparto sarà nel 2008 di 270 miliardi di dollari mentre nell’intera Unione Europea si registreranno vendite per complessivi 170 miliardi di Euro.

Leggendo questi dati mi sono ritrovato inevitabilmente a fare alcune considerazioni sulla nostra realtà locale reggiana. La rete offre nuove opportunità, di lavoro e di business, è un dato di fatto. Chi riesce a vederle e sa coglierle non rimane deluso!
Spesso mi capita di confrontarmi con imprenditori “nostrani” e ogni volta l’impressione sulla loro visione del mondo e-commerce mi lascia sbalordito. Oggi chi crede di poter realizzare il proprio sito di ecommerce con due o tremila euro è tagliato fuori dal mercato, non ha speranze. Quando faccio notare che con quei soldi non si va da nessuna parte la risposta è sempre: “gli informatici fanno un bel mestiere, guadagnano bene e lavorano poco!” Sorrido sempre e, prima di alzare i tacchi, rispondo sempre che al Jaguar non si può rinunciare mentre ad un’opportunità di e-commerce che potrebbe risollevare il crudele destino a cui l’azienda va incontro si. All’ignoranza non c’è mai fine.

C’è poi chi, di fronte all’idea di vendere i suoi prodotti online, risponde: è impossibile, non li comprerebbe nessuno!
Nell’era della bolla Internet (2000) si diceva che il settore moda sarebbe stato l’ultimo a fare il suo ingresso nel mondo dell’e-commerce se mai questo fosse accaduto. Dicevano che nessuno avrebbe mai comprato un vestito online perchè “va toccato il tessuto, va visto da vicino…“. Eppure le cose sono cambiate: “Un discorso a parte merita il comparto della moda, soprattutto di fascia alta (c.d. “fashion”). Qui la spinta è più forte che in tutti gli altri settori legati ai prodotti fisici, grazie soprattutto alla presenza in Italia di una delle più importanti realtà del mondo, Yoox. Il marchio bolognese sta realizzando risultati molto brillanti – sia sul mercato domestico che soprattutto all’estero – e sta “trainando” con la propria crescita quella di tutto il settore. Oltre alla rivendita sul proprio sito dei capi di abbigliamento “Made in Italy”, infatti, Yoox ha anche predisposto un servizio di supporto strategico ed operativo (Yoox Services) ai marchi tradizionali che intendono realizzare negozi online propri. Come è accaduto, ad esempio, per Armani Jeans e Diesel.”

E’ un sito che sta riportando in alto il marchio del “Made in Italy”. Di certo Federico Marchetti, fondatore e presidente di Yoox, ha dimostrato al mondo che “il fatto di toccare con mano la merce solo in negozio è un luogo comune“, come sostiene egli stesso. L’ostacolo è stato semplicemente scavalcato con il diritto di recesso: “se quello che hai ordinato non ti piace lo restituisci e hai tutta la tranquillità di provare il capo a casa tua“.
Se l’imprenditore Marchetti avesse pensato “non li comprerebbe nessuno“, come mi rispondono gli imprenditori “nostrani”, oggi non sarebbe in procinto di quotarsi in Borsa.

Un’altro luogo comune, constatato di persona sul Parmigiano reggiano, è che “i prodotti alimentari non sono vendibili online, è troppo complessa la gestione logistica“. Eppure anche Eataly si sta imponendo nel mondo dell’e-commerce per la vendita online di “alti cibi a prezzi sostenibili“.

Nella nostra realtà reggiana ci sono aziende che potrebbero creare business e nuovi posti di lavoro se solo riuscissero ad intravedere le opportunità della rete. Ora che il mercato immobiliare sembra al collasso dove investiranno i nostri imprenditori?