Archivio mensile:Gennaio 2009

Obama e Internet

Obama Biden Logo

Internet non è il futuro, come molti in Italia pensano, Internet è il presente.
E’ con questa glaciale affermazione che David Orban, fondatore e Amministratore Delegato di Questar nonchè appassionato di tecnologia e attento osservatore degli scenari tecnologici internazionali, inizia il suo eccellente discorso alla Camera dei deputati; nella Sala delle Colonne in una conversazione aperta al pubblico insieme a Marco Montemagno, Antonio Palmieri, Paolo Gentiloni, Enrico Menduni, Antonio Sofi e altri.

Il mondo della politica, visti i risultati ottenuti dal neo presidente Barack Obama, sta drizzando le antenne verso Internet e le sue tecnologie. Sono sempre più numerosi i politici che si avvicinano ai Social Network, che aprono Blog e siti nel tentativo di “raccogliere” voti anche attraverso la rete. Il punto è proprio questo: si pensa sempre e solo ai voti, i cittadini sono numeri e non persone con le quali scambiare “due chiacchiere”.

In Italia si ragiona ancora in maniera obsoleta, infatti si pensa che il nuovo modello Obama sia la bacchetta magica con cui catturare nuovi voti. Indubbiamente la strategia di Obama ha portato questi risultati ma è fondamentale non trascurare, e questo nel nostro paese avviene sistematicamente, tutto ciò che c’è prima di mettere in campo tali strategie.
Valori come la trasparenza e non la “privacy” (una parola che oggi piace molto, spesso utilizzata a sproposito e messa in campo quando fa comodo), come l’onestà incondizionata e non una facciata onesta e tanti scheletri negli armadi, come la condivisione delle idee e non la chiusura mentale verso nuovi orizzonti. Questi e altri sono i valori che Obama ha messo in campo, a disposizione dello staff che ha curato nei minimi dettagli la più importante campagna elettorale dei nostri tempi.
Questi valori però, e qui torniamo al fulcro del discorso, sono gli stessi su cui la rete Internet basa le sue fondamenta. Sono i requisiti minimi per poter stare in rete. Prima di poter aumentare la propria visibilità bisogna essere disposti ad accettare critiche, rispondere a domande scomode e anche subire pensieri a volte offensivi.

Su queste basi quindi, su questi principi, Obama e il suo staff hanno lavorato verso l’obiettivo comune della vittoria, raggiungendolo e scuotendo il resto del mondo. Obama iniziò la sua campagna dalla Silicon Valley e ricordo un’intervista con Eric Schmidt (AD di Google) in cui rispose ad ogni domanda, anche a quelle di difficile comprensione per i non addetti ai lavori. Lo stesso è avvenuto online su siti e blog durante tutta la durata della campagna elettorale (ovviamente non rispondeva di persona ma il canale della comunicazione non veniva mai interrotto). Internamente al suo sito è nato un Social network (My Barack Obama) dove ogni elettore, previa registrazione, veniva coinvolto in prima persona attraverso compiti quotidiani da svolgere come e quando preferivi, nel tempo libero o 24 ore su 24. Selezionato lo stato in cui si preferiva operare ti venivano assegnati i numeri di telefono da chiamare, zona per zona, per partecipare attivamente alla campagna stessa. Per coordinare tutte le attività di social networking dell’intera campagna Obama ha scelto Chris Hughes, co-fondatore di Facebook, il quale ha compiuto 25 anni lo scorso Novembre.
Questi sono solo alcuni dei tanti strumenti che Obama ha messo a disposizione dei suoi elettori. Gli strumenti esistevano tutti in rete, Obama non ha inventato niente di nuovo. Ha costruito, insieme ai suoi elettori e fans, un’arma che si è dimostrata potente e vincente. I milioni di utenti della rete, mentre in Italia vengono visti come un ostacolo o qualcosa di non definito che appartiene ad un mondo virtuale, Obama ha saputo trasformarli in pedine del proprio esercito.

Concludo ribadendo che tutto ciò sarebbe stato vano se ogni mossa non fosse stata costruita sulle solide basi dei principi fondamentali della rete. Per questo motivo credo che la classe politica italiana, prima di chiedersi come poter sfruttare Internet, è bene che si chieda se Internet è disposta ad accettarli.

“We Have a Lot of Work to Do”

Informatica di domani…

Indubbiamente Alessandro Bottoni, nell’articolo L’informatica di domani scritto per Punto Informatico, affronta argomenti molto delicati e di non semplice interpretazione. Gli spunti di riflessione sono tanti ma non mi sento all’altezza di controbattere qualcosa perchè non ho le competenze necessarie. Una cosa è certa: non è mai facile, oggi come oggi, mettere a confronto il mondo Microsoft con quello Linux senza attirare critiche e commenti di fuoco. Per questo condivido le parole di Paolo Holzl su Il coraggio delle proprie posizioni.

C’è un punto pero’ sul quale posso dire la mia. Lancio una provocazione che riguarda proprio la domanda posta a monte di tutto, quella dalla quale nasce l’intero articolo: “Come sarà il business I&CT nel 2020? Su cosa dobbiamo investire?”.
L’approccio di Bottoni nel rispondere a tale domanda, a mio avviso, è un pò da “programmatore del XX secolo“, concedetemi il termine. Egli infatti analizza puntigliosamente il mondo dei software, sistemi operativi e non, che ancora oggi stanno alla base dell’Informatica ma che, allo stesso tempo, sono solo una parte dell’immenso mondo I&CT.

Alla domanda sopra io avrei migliaia di risposte, ovviamente tutti progetti e idee Web oriented.

[OT] Lettera aperta a Fabio Cannavaro

Caro Fabio,
ti ho sempre stimato, sia come giocatore che come uomo.
Ho sempre portato alta la tua bandiera, quella stessa bandiera azzurra sulla quale ho versato lacrime, di gioia e di dolore.
Mi spiace ma questa volta le tue ultime affermazioni mi hanno lasciato senza parole, da te non me le aspettavo.

“Gomorra? Nuoce all’Italia. Abbiamo già tante etichette negative”.
E cosa suggerisci per contrastare “o’ sistema” ? Continuare a tenere la testa sotto la sabbia facendo finta di nulla ?
Io credo che il nostro male provenga proprio dall’essere anestetizzati, da anni ormai. Si continua a vivere come se questa fosse la normalità, come se morire sotto i colpi di un kalashnikov facesse parte di un destino al quale non ci si può opporre.
Quel male si sgretola solo parlandone ogni giorno, piano piano, nel tempo. Le parole cambiano il mondo caro Fabio, molti uomini hanno cambiato la storia con le parole: da Gandhi a Martin Luther King.

“È facile che un problema locale venga generalizzato. Ancora oggi un mio compagno di squadra mi ha detto: Italiano? Mafioso”.
E tu cosa gli hai risposto ? Di non guardare Gomorra, che siamo il belpaese, sole, pizza e mandolino… ?
Purtroppo Gomorra non fa altro che immortalare la cruda realtà. Quella realtà che questo paese si rifiuta di affrontare perchè nasconde una verità che a molti fa comodo e che ci trascina sempre più verso il baratro.
Oggi sono uscite  le intercettazioni dei casalesi. Leggile e apri gli occhi. Sono sconcertanti e angoscianti, persone che cantano mentre sparano centinaia di colpi ammazzando senza pietà. Seminano sangue e terrore e poi vanno a prendere un caffè, come nulla fosse.
Non parlarne non può che rafforzarli. Dobbiamo parlarne ogni giorno Fabio, sempre più. Dobbiamo portare in alto l’attenzione, in Italia e fuori. Gomorra questo sta facendo.

Rinnovo la mia stima nei confronti del giocatore che sei. Purtroppo non riesco a fare altrettanto sull’uomo.
Un pò come avvenne per il grande Diego…

Davide

myGDM, il Social network dedicato ai giochi di carte italiani

E’ nato oggi myGDM, il Social network degli appassionati ai giochi di carte italiani.

Il progetto GDM nasce nel 2006 e, ad oggi, conta ben 40.000 utenti iscritti e 20 milioni di carte giocate per un totale di 650.000 partite. Tutte archiviate e consultabili online.

myGDM rappresenta l’evoluzione del sito iniziale (GDM) nato allo scopo di diventare punto di riferimento per i milioni di italiani nel mondo che ancora oggi amano i giochi “classici”.
Il sito è strutturato secondo la filosofia dei Social Network: gli utenti stringono relazioni di amicizia per poter giocare al meglio con i propri amici e conoscenti a giochi come il Tresette e la Briscola, ad esempio.  Molti altri giochi sono in via di sviluppo e verranno rilasciati durante il corso dell’anno: Scopone e alcune varianti della Scopa, ad esempio.

Gli affezionati del sito amano incontrarsi anche dal vivo e per questo organizzano spesso dei Raduni. Gli utenti giungono da ogni parte d’Italia per abbracciare, questa volta dal vivo, le persone conosciute online. E’ con orgoglio quindi che myGDM  conferma la sua posizione di primo Social network sui giochi di carte italiani.

Il nuovo logo myGDM:
myGDM logo
myGDM logo (versione 0.6 del 12/01/09)

Free Proxy: Hide My Ass!

Free Proxy, Hide My Ass!

Logo ufficiale Hide My Ass!

Può capitare spesso di aver bisogno di navigare in pieno anonimato, nascondendo quindi il proprio indirizzo IP. I maligni staranno già pensando a qualcosa di oscuro e di poco legale ma non sempre è così. Il nostro indirizzo IP, in buona parte dei casi, svela alle autorità chi siamo, è vero. Come è vero che, se non abbiamo niente da nascondere, il fatto di essere “riconosciuti”, non è un problema. L’esigenza di navigare in pieno anonimato però, oscurando il proprio indirizzo IP, può scaturire dalle situazioni più disparate. Pensate solo, ad esempio, a tutti quei casi legati a questioni personali.
A me spesso, dovendo testare procedure che si innescano solo se chiamate da determinati indirizzi IP, torna molto utile averne più di uno a disposizione.

Per fare questo occorre utilizzare un Proxy, un server che funge da ponte per ogni richiesta effettuata dal nostro PC. Solitamente il Proxy viene configurato nelle impostazioni del browser ma esistono anche altri sistemi più rapidi e comodi. Tra questi trovo eccezionale Hide My Ass! (il nome è tutto un programma!) dove potete inserire direttamente l’URL del sito da visitare e, nella stessa finestra del browser, proseguire la navigazione in totale anonimato!

Per provare visita questa pagina di test IP e poi riprova digitando lo stesso indirizzo nell’apposito box sul sito Hide My Ass!


Facebook e Mafia

La battaglia mediatica contro Facebook procede ad ampie falcate. In Italia non passa giorno senza che un TG o un quotidiano non riporti almeno una notizia sul più famoso Social Network del mondo. Ovviamente in queste “notizie” aleggia sempre lo spirito maligno del demonio: la rete Internet, il nemico da sconfiggere. I vecchi media sferrano colpi a tradimento pur di massacrare, agli occhi dell’opinione pubblica, il nuovo mezzo di comunicazione e relazioni sociali che tanto li spaventa.

Valutano il mezzo traendo conclusioni dall’uso che se ne fa. Facebook in Italia è esploso quest’estate e 3 milioni di utenti raccolti in 3 mesi fanno paura. Ecco perchè è arrivato il momento di far passare “notizie” come quelle della creazione dei gruppi mafiosi a favore del “Capo dei capi” (chiuso in questi giorni dallo stesso Facebook). Ecco perchè il TGCOM, giorni fa, ha dedicato un articolo in prima pagina a “Su Facebook è nato il gruppo Bruno Contrada Libero“. Nessun giornale, nessun TG ha mai parlato della causa “Raccolta firme per Proposta di Legge su Riduzione Stipendi Parlamentari” che conta ben oltre 600.000 sostenitori, seconda solo a Stop Child Abuse tra quelle della categoria Campagne Politiche.

I Social network sono siti che basano le loro fondamenta sullo scambio di idee e sulla condivisione dei contenuti tra gli utenti. Sono “luoghi” dove il concetto di privacy passa in secondo piano rispetto alla trasparenza. Combatterli vuol dire non condividere il pensiero di coloro che lo utilizzano, al di là dello schieramento politico e delle ideologie di ognuno.

Facebook, e i servizi della rete in genere, non sono il nemico da sconfiggere bensì un terreno fertile su cui poggiare le nuove basi dell’informazione futura. Quando i media tradizionali si renderanno conto che la loro è una battaglia persa in partenza forse sarà troppo tardi. Forse è già tardi visto che il parere dell’esperto di rete Clay Shirky è che, per loro, “Il 2009 sarà un bagno di sangue”. Il New York Times, intanto, è stato costretto ad aprire la sua prima pagina alla pubblicità.